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La polmonite ab ingestis: cos’è?

La polmonite ab-ingestis (aspiration pneumonia) o polmonite da inalazione rappresenta quella condizione clinica in cui sostanze dal contenuto gastrico a causa di problemi di deglutizione vengono inalate all’interno dei polmoni, predisponendo il paziente ad infezione, all’interno dell’albero broncopolmonare.

I fattori di rischio per la comparsa della polmonite da inalazione sono:

    • Malattie neurologiche;
    • Vomito;
    • Alterazioni di tipo cognitivo o dello stato di coscienza;
    • Utilizzo di dispositivi e procedure gastrointestinali (posizionamento del sondino naso gastrico);
    • Utilizzo di dispositivi e procedure delle vie respiratorie (posizionamento del tubo endotracheale);
    • Malattia da reflusso gastroesofageo;

Polmonite ab ingestis: i sintomi

Generalmente i sintomi si manifestano:

  • Dispnea lieve cronica o acuta
  • Febbre;
  • Perdita di peso;
  • Tosse produttiva di materiale purulento, con conseguente secrezione di espettorato rosato e schiumoso;
  • Raucedine;
  • Dolore toracico;
  • Tachicardia;

È bene precisare che la gravità della sintomatologia è strettamente correlata alla quantità ed alla natura del materiale inalato. La diagnosi viene eseguita attraverso RX torace conta di colture microbiologiche: dal riscontro radiografico si evince maggiore probabilità di presenza di addensamenti polmonari soprattutto nei lobi polmonati inferiori di destra, dove per anatomia e gravità è più facile il passaggio di secrezioni o residui alimentari, ma nel caso di pazienti allettati, è molto più probabile la presenza di addensamenti nei segmenti posteriori dei lobi superiori e nei segmenti superiori dei lobi inferiori.

Polmonite ab ingestis: la terapia

Il trattamento implica la somministrazione di antibiotici e il supporto di supplemetazione di O2 e ventilazione meccanica, per non incorrere alla comparsa da sindrome da stress respiratorio, oppure nel caso il paziente non risponda al trattamento con antibiotici si procede al posizionamento di un drenaggio chirurgico o percutaneo. Gli antibiotici (β-lattamici/inibitori della β-lattamasi o clindamicina) spesso vengono somministrati ai pazienti con certezza o nota aspirazione gastrica a causa della difficoltà nell’escludere un’infezione batterica come fattore contribuente o primario; tuttavia, se non si sviluppa infiltrato dopo 48-72 h, gli antibiotici possono essere sospesi.

Le strategie per prevenire l’aspirazione sono importanti per la cura e l’esito clinico complessivo. Per i pazienti con diminuzione del livello di coscienza, bisogna evitare l’alimentazione e i farmaci per via orale ed elevare la testa del letto a > 30 gradi può aiutare.

I pazienti con disfagia (a causa di ictus o di altre condizioni neurologiche) possono richiedere diete a consistenza modificata per ridurre il rischio di aspirazione. Un logopedista può essere in grado di formare i pazienti in strategie specifiche (flessione del mento, etc.) per ridurre il rischio di aspirazione. Per i pazienti con grave disfagia, una gastrostomia percutanea o una digiunostomia sono spesso usate, anche se non è chiaro se questa strategia riduce veramente il rischio di aspirazione.

L’ottimizzazione dell’igiene orale e le cure regolari da un dentista possono aiutare a prevenire lo sviluppo di polmonite o ascesso in pazienti che ripetutamente aspirano

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Autore: Lucia Frison

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